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Grafica e comunicazione

 

 

Nessuno si senta escluso

 

In una domenica di fine aprile abbiamo letto, contrariamente al solito, la prima pagina del Sole 24 Ore prima di cestinarlo subito dopo averlo acquistato: azione scellerata solo all’apparenza, essendo l’effimero acquisto funzionale alla lettura del sempre pregevole inserto culturale allegato.

Le due notizie principali avevano immediatamente destato la nostra attenzione. Nella prima si metteva in risalto quanto le guerre scatenate in zone strategiche del globo stessero arricchendo, per così dire, le principali piazze borsistiche, ossia la trionfante finanza speculativa in mano alla ristrettissima élite planetaria, e quanto invece stessero impoverendo, o meglio devastando, la cosiddetta “economia reale” con cui le masse sterminate delle popolazioni mondiali devono fare i conti tutti i giorni tra precarietà, inflazione, decrescita e scarsità. L’altra era una bella fotonotizia che poneva in poetico risalto l’invocazione accorata del nostro Capo dello Stato a favore della pace («Pace, pace, pace»).

Più che le due notizie, tutto sommato banali, ci ha incuriosito il tono adottato per descriverle.

Il crollo dell’economia reale e il contemporaneo trionfo dei mercati finanziari, pur presentati falsamente come “paradosso americano” (non quindi, come sarebbe corretto, effetto della catastrofica deriva neoliberista del cosiddetto Occidente tutto), erano descritti quasi come un evento naturale - un terremoto, uno tsunami, a cui però, ovviamente, non ci si dà pena di sostenere in qualche modo le vittime per i danni subiti. Nient’altro che la realtà inderogabile, quindi. Il meraviglioso mondo della “catallassi”, del mercato come ordine spontaneo: tutto si aggiusterà da sé, e ognuno si arrangi a suo modo. Questa la sintesi implicita.

Mattarella, invece, e come sempre, era trattato quale profeta dei profeti, infallibile agente del bene universale. Peccato che non sia mai chiarito sulla base di cosa, per lo meno in relazione al tema illustrato, dato che per smorzare i toni e favorire la diplomatica riconciliazione dei popoli ha pensato bene, in questi ultimi annetti: di dare dell’Hitler a Putin; di considerare il governo della Federazione Russa alla stregua del Terzo Reich; di favorire l’incivile discriminazione di artisti, sportivi e semplici e pacifici cittadini russi; di consentire al nostro governo di appoggiare politicamente e logisticamente un genocidio; di consentire alle nostre industrie (anche con partecipazioni statali) di armare un genocidio - e si potrebbe pure continuare.

Poco dopo, a pagina IX del glorioso inserto, siamo stati rapiti da un ennesimo pezzo di bravura di Claudio Giunta dal titolo “Se l’egemonia ce l’ha l’imbecillità” (a commento dell’ultimo libro di Andrea Minuz), chiuso in questo modo:

“Sì, il tema è antico, ma a chi ha l’età per fare confronti sembra davvero che da una ventina d’anni a questa parte il vento dell’imbecillità sia diventato un uragano, e che gli imbecilli siano fitti come l’erba. Colpa degli smartphone? Dei social network? Della democrazia? O è solo che s’invecchia? Chissà. Ma intanto è consolante trovare degli alleati, delle anime affini che, come noi, trasecolano, e meglio di noi sanno descrivere il colore del tempo. Stringiamci a coorte, Andrea, con quel che segue!”.

Anche noi da tempo siamo pronti a quel che segue, siam pronti alla morte, ma proprio per questo vorremmo approssimarci a essa con dignità, e anche con un certo gusto di rivolta. Anzitutto rivolta contro l’imbecillità sin troppo esibita, e sin troppo crudele, dei nostri sovrapposti (essendo noi sottoposti). Perché, è vero, siamo tutti impastati d’imbecillità, ma oltre certi limiti di imbecillità crudele ed esibita è indispensabile chiedersi “che fare?”, anzitutto opponendosi a chiunque oggi ci governi, a prescindere dal presunto colore della casacca (essendo da tempo guidati dal cosiddetto “pilota automatico”) - pur sapendo bene che comunque non potremo mai nulla contro chi governa chi ci governa, i sovrapposti dei nostri sovrapposti. Perché questo crediamo sia il vulnus: l’enorme distanza che si è creata tra chi ci governa e chi governa chi ci governa - un ulteriore grado di separazione tra il (vero) potere e le popolazioni. Ben oltre, quindi, l’assolutismo di potere per come l’abbiamo conosciuto nel corso della Storia: un re assoluto ci metteva comunque la faccia, oltre al suo corpo, con tutti i rischi connessi; un re assoluto di fronte a drammatiche derive finiva comunque per doversi confrontare sul serio con qualche controparte autorevole: l’esempio di Luigi XVI e la bancarotta del regno, che lo costrinse infine a convocare gli Stati generali che avevano facoltà di stendere i cahier des doleances nei quali i tre stati potevano esprimere le loro lamentele e i loro desideri, è lì a dimostrarlo. Le oligarchie che oggi governano quell’opaco conglomerato che definiamo con doppia contraddizione “democrazie liberali” sono invece senza volto, e senza controparti credibili dall’alto di uno strapotere economico-finanziario del tutto insensato, e senza precedenti; senza alcuna assemblea rappresentativa dei tre ordini sociali (che di fatto non esistono più) cui corrispondere. Una gestione del potere del resto sempre più spersonalizzata, fondata sull’intelligenza artificiale quale leva geopolitica e di controllo sociale.

Arriviamo così, come sempre per vie tortuose, all’argomento in questione: l’impatto dell’intelligenza artificiale sulla popolazione, su di noi. Di aggiornamento in aggiornamento stiamo arrivando al punto di rottura del sistema (di mercato, per come lo conosciamo). Se più nessuno sarà necessario dal punto di vista produttivo sarà inventato un reddito di povertà, o quei miliardi di disoccupati saranno lasciati marcire alla deriva delle periferie del mondo? E in ogni caso: basteranno i padroni del vapore (chi ci governa e quei pochissimi che governano chi ci governa, i detentori del potere economico-finanziario e delle macchine) a mantenere in vita una qualsiasi forma di economia di mercato? Ovviamente no. E allora?

Forse allora è vero che una grande guerra sarà la risoluzione («Guerra sola igiene del mondo», Marinetti), sia in termini quantitativi (drastico sfoltimento del numero) che qualitativi (drastico ridimensionamento delle pretese individuali e collettive). Una guerra che l’Occidente sembra infatti pianificare con tutte le sue forze residue, e relative diaboliche forzature. Un percorso tutto sommato facile da scandire nelle tappe future, eppure taciuto, vietato ai dibattiti, per lo meno in riferimento alle estreme conseguenze. Si parla di nemici assoluti, minacce esistenziali da annientare, di riarmo massiccio, di economia di guerra - ma non di ciò che questo comporterà, giocoforza, in termini pratici. Di qui a breve.

E se invece, per puro divertimento, provassimo a immaginare dei governanti (i nostri diretti sovrapposti, ossia i Presidenti e i Capi di Stato dei singoli Paesi) migliori degli attuali, per lo meno in buona parte, quindi un po’ meno sottoposti ai loro sovrapposti e soprattutto meno imbecilli degli attuali, perciò in grado di guadagnarsi (a rischio delle loro vite, va da sé) un certo grado di governabilità diretta sui popoli, uno spazio di autonomia a difesa e cura del benessere delle popolazioni che dovrebbero rappresentare? Cosa potrebbero fare a livello pratico per iniziare a contrastare la devastante deriva?

Anzitutto potrebbero cercare d’istruire una doppia moratoria globale: -una, tutta nuova, sulla limitazione d’uso dell’intelligenza artificiale; -una che ripristini le regole sulla proliferazione nucleare. E a seguire tutto il resto: la rimessa in campo della diplomazia e del diritto internazionale; una congrua tassazione universale delle multinazionali; una bella patrimoniale e un bel pacchetto di riforme restrittive sulla finanza speculativa. Con il ritorno trionfale del welfare, come priorità assoluta. Si dirà: chimere, sogni, illusioni, fantasie...

Tornando coi piedi per terra, e riferendosi ai primi due punti. Viene naturale mettere insieme energia nucleare e intelligenza artificiale. L’energia nucleare, esito di una catena di operazioni finite, a un certo punto può prendere due direzioni: -energia produttiva da una parte; -energia distruttiva dall’altra. L’intelligenza artificiale è invece un processo potenzialmente infinito (e già questo dovrebbe spaventare) che può prendere due direzioni simili alle precedenti: -intelligenza produttiva (con innovazioni gestionali, sanitarie, infrastrutturali, ricreative, ecc.); -intelligenza distruttiva (con sistemi d’arma, e affini).

Però, per quanto concerne l’intelligenza artificiale e a differenza dell’energia nucleare, entrambe le derive (produttive e distruttive) non possono che condurre all’annichilimento delle nostre civiltà, con una sola differenza: il tempo necessario all’annichilimento. Perché anche l’intelligenza artificiale che appare a tutta prima a nostro favore (produttiva) è in realtà destinata a negare la nostra forma di sostentamento, il lavoro, a garanzia di un pur limitato grado di libertà individuale. E nessuno può illudersi. La frase “il mio lavoro sarà comunque indispensabile”, a qualsiasi lavoro venga riferita presuppone una mancanza di fantasia, o di lungimiranza*.

26/05/2026 Filippo Maglione

*Testo scritto senza uso di intelligenza artificiale.